Parlare di un videogioco come The Blood of Dawnwalker non è facile. E ancor meno è farne una recensione esaustiva, completa e senza perdersi qualche punto qua e là. Ma questo è quello che ho scelto di fare e nel mio umile, piccolo spazio, la maggior parte delle volte queste cose mi tocca farle anche in ritardo rispetto alla “concorrenza”. Ma non importa, perchè lo spirito di CodePlay non è essere i più veloci. Piuttosto i più completi, onesti e veritieri possibili.
Ho passato circa 40 ore sul primo GDR di Rebel Wolves dalla sua uscita (c’è stata una vacanza di mezzo, quindi ho perso una settimana di gioco) e devo essere onesto, ne passerei volentieri altrettante. Ho visto 4 finali sugli 8 disponibili e affrontato un gran bel numero di quest e posso dire una cosa: I ragazzi di Rebel Wolves sono davvero dei veterani del GDR!
Vado subito al punto, se state cercando un esperienza GDR con una qualità narrativa paragonabile a The Witcher 3 e Cyberpunk, The Blood of Dawnwalker sarà maledettamente la vostra nuova ossessione. E non è un caso, perchè la scrittura di questa opera è stata affidata a Jakub Szamałek che, guardacaso, è proprio lo scrittore principale di Cyberpunk 2077 e sceneggiatore di The Witcher 3. Quindi, se avete amato quelle storie, quelle interazioni e quei personaggi, vi sentirete dannatamente a casa. A casa, ma non senza elementi che vi faranno storcere il naso. Perchè The Blood of Dawnwalker è così: stupendo da un lato e scricchiolante dall’altro.
La storia di Coen è all’altezza?
Siamo in questa Valle Sangora, nei Monti Carpazi e durante il XIV secolo. Immaginatevi di vivere in questa valle, circondata dalle montagne, con pochissime vie che vi collegano al resto del mondo, nel bel mezzo di una epidemia di peste nera e in più dover sottostare a un Knyaz (chiamato Skender) che regna con la tirannia e la brutalità, cercando di eliminare la peste nera eliminando le povere vittime contagiate dalla stessa.
Voi siete Coen, un ragazzo che sta scappando da Skender in persona tenendo in braccio la propria sorellina Lunka che, indovinate un pò: è infetta. Ma proprio mentre i due sembrano ormai essere spacciati, un quartetto di strani individui si presenta. Vrakhiri. Quelli che noi conosciamo comunemente come Vampiri. Quattro di loro: Ambrus, Bakir, Xanthe e il loro capo Brencis, diventano insospettabilmente i salvatori di Coen e della sua sorellina, sterminando gli inseguitori e con loro il Knyaz Skender.

Brencis, curando la piccola Lunka facendole bere il suo stesso sangue (si, il sangue Vrakhir ha potere curativo per gli essere umani) si annuncia a Coen come nuovo Skender e che le cose, per tutti loro, stavano per cambiare. E così è: Valle Sangora ha un nuovo sovrano sovrannaturale con altri 3 scagnozzi alla sua corte ma inaspettatamente libera dalla peste, dalle tasse e dalle malattie… A un costo. Come tutto del resto.
Coen e la sua famiglia vivono a Laslea, il paese più a nord di tutta la valle e come tutti, ogni domenica devono presentarsi alla Messa. Non per pregare Dio, ma per pagare il contributo di sangue che Brencis e la sua corte esigono. Ogni cittadino deve donare il proprio sangue per nutrire i Vrakhir e in cambio Brencis fa bere il proprio sangue curativo a chi ne ha bisogno. Sembra uno scambio equo in effetti, ed è questa una delle bellezze più grandi del comparto narrativo di The Blood of Dawnwalker. Non essere mai bianco o nero, ma sempre in mezzo a qualche sfumatura di grigio che non ti fanno subito pensare a “questo è bene” e “questo è male” ma riesce a farti sempre vedere i due lati di ogni situazione.
Quindi anche nel mondo di gioco esiste chi, tutto sommato è d’accordo con questo nuovo Knyaz, mentre ovviamente c’è chi proprio non lo è. Perchè se è vero che Brencis ha tolto le tasse, eliminato la peste e continua a curare malati al costo di un esiguo tributo di sangue. È anche vero che il Vrakhir non tollera chi giudica troppo debole, non esitando a eliminarlo.
Sangue chiama sangue si dice. E così arriva il giorno in cui il gruppo di ribelli locali decide che è il momento di agire, coinvolgendo anche il povero Coen. Perchè se c’è una cosa che Brencis e i suoi non tollerano più dei deboli è l’argento. E guarda caso, Laslea ne ospita una miniera. Nel tentativo di estrarne abusivamente il più possibile, i ribelli vengono attaccati da Brencis, Laslea data alle fiamme e Coen, tramutato in Vesperale. E per non farsi mancare nulla, il Vrakhir rapisce la famiglia del giovane per sacrificarli alla cerimonia di incoronazione del nuovo Knyaz, che avverrà a 30 giorni di distanza.
Il tempo e la bellezza delle scelte di The Blood of Dawnwalker
E qui parte il vero Blood of Dawnwalker, con un prologo incisivo, che ci presenta i primi personaggi principali come Anca o Pieter e che ci fa subito prendere confidenza con la meccanica del tempo, della scelta e delle conseguenze. Nel titolo di Rebel Wolves, non esiste una vera e propria quest line principale perchè è il giocatore che si crea la sua e propria unica avventura. Nel prologo potreste decidere di indagare su un fratello scomparso o salvare una scrofa al posto di andare a prendere delle erbe per curare vostra madre. Tutto è nelle mani del giocatore e il giocatore ne deve affrontare i premi e le conseguenze.
La particolarità di questo gioco è riuscire a gestire ogni linea narrativa con una importanza incredibile. È proprio in questo che il titolo mi ha ridato le sensazioni di Cyberpunk 2077, dove ogni quest che affrontavo sembrava legarsi alla successiva e le scelte che compivo accompagnato da Judy, potevano riflettersi più avanti in una quest con Panam. È questa la qualità della scrittura di The Blood of Dawnwalker. Una qualità che, detto molto sinceramente, ben pochi videogiochi possono vantare di avere. Ma questa volta abbiamo una variante in più, il tempo.
Il tempo nel gioco viene scandito da veri e propri “Slot temporali”, 8 per il giorno e 8 per la notte. Questo è un intelligente modo per scandire effettivamente le fasi di gameplay di Coen umano (di giorno) rispetto a quelle di Coen trasformato Vrakhir (di notte). Questo toglie effettivamente la casualità di un sistema giorno/notte che continua a scorrere ininterrottamente e che inevitabilmente avrebbe causato problemi sia di gameplay, che appunto, di narrativa.

Gli slot temporali scandiscono il tempo
Molte cose nel gioco consumano slot temporali: per esempio, completare una quest, apprendere nuove abilità, cercare un tesoro o sabotare una distilleria. E voi avete 30 giorni e 30 notti per cercare di salvare la vostra famiglia dalle mani di Brencis. Esattamente 480 slot temporali. Ma non fate l’errore di pensare che il tempo sia poco o che dovrete sacrificare metà del gioco per correre prima del game over perchè il tempo a disposizione in realtà è più che sufficiente per completare una tantissima quantità di quest, sabotare la corte di Brencis a dovere e potenziarvi pure per arrivare all’assalto finale potenti come vorreste essere. Oltre al fatto che stiamo parlando di una produzione con un comparto narrativo così curato, che davvero non vi aspettate succeda nulla alla malaugurata scadenza dei 30 giorni?
In sostanza la scrittura e la storia di questo The Blood of Dawnwalker è la punta di diamante dell’intera produzione e probabilmente quello che vi terrà incollati allo schermo perchè vorrete genuinamente sapere che cosa vi aspetterà dopo. Nel corso del mio viaggio nella Valle Sangora ho visitato Svartrau e tutti gli altri villaggi, incontrato personaggi incredibili, situazioni comiche e altre macabre. Ho svelato misteri vecchi di secoli, incontrato e stretto alleanze con altri Vrakhiri e improbabili capre umanoidi.
Vorrei scrivervi ore del reparto narrativo e la lore che potete scoprire di questo titolo ma questo è un viaggio che dovete affrontare da soli. Anche se una piccola cosa che mi ha fatto storcere il naso c’è, ed è che qualsiasi finale portate a termine, la vera e propria fase di epilogo non cambia poi molto e potrebbe risultare ridondante per qualcuno che ricerca tutti i finali disponibili. Ma in vista di un sequel e quindi per coerenza narrativa futura, sinceramente, va bene così.
Se la narrativa splende, la tecnica molto meno
Il punto più dolente di tutta la produzione, non c’è da nasconderlo, è il lato tecnico del titolo. The Blood of Dawnwalker non ha una brutta grafica in senso stretto e ne la considererei un comparto tecnico da 2015 a livello di The Witcher 3 (ragazzi, non diciamo cafonate). I visi, l’ambientazione, l’atmosfera e gli effetti sono chiaramente da videogioco moderno ma è anche vero che non raggiunge vette impressionanti di dettagli o abbia elementi che possano lasciarti a bocca aperta. Il problema è sempre uno, l’Unreal Engine 5.
Tutti i giochi (che ho giocato io) che utilizzano Unreal Engine 5 hanno in qualche modo problemi di stabilità, ottimizzazione o frame rate e The Blood of Dawnwalker non è esente da questi problemi. Io ho giocato il titolo esclusivamente su Xbox Series X e delle 3 modalità grafiche proposte dagli sviluppatori, Qualità, Bilanciata e Prestazioni, non se ne salva nessuna. Non ci si può cavare gli occhi in questo senso.

Modalità e problemi
- La modalità Qualità a 30 FPS restituisce una immagine in 4K, bella da vedere ma con un visibile inciampo costante di FPS e Frametime. È la modalità che consiglio meno.
- La modalità Bilanciata a 40 FPS invece punta a una risoluzione a 1080p, con un leggero abbassamento della qualità ed effetti grafici ma con un netto miglioramento della fluidità di gioco. A mio avviso, è la modalità più stabile e quella che consiglio. Anche se non esente da cali di prestazioni.
- La modalità Prestazioni a 60 FPS a 1080p è quella a cui probabilmente la maggior parte delle persone punta. Se è vero che effettivamente in molti casi è la modalità più fluida, è anche vero che è la modalità dove quando il frame al secondo e il frametime calano, si soffre di più. E purtroppo i cali ci sono di frequente.
Le animazioni, i dialoghi con la solita e ritrita struttura che alternano primi piani e la pesantezza dei movimenti di Coen e dei nemici poi, non migliorano la situazione. Ma se alle animazioni ci si abitua, ai cali di prestazioni proprio no. Soprattutto quando a pagarne è un sistema di combattimento basato molto sul tempismo e sulla strategia. Insomma a livello tecnico su console, c’è da lavorare e non poco per riuscire a sistemare tutte le magagne tecniche che The Blood of Dawnwalker si porta dietro. Non so e non parlo delle prestazioni su PS5 Pro e PC, se e quando ne avrò l’occasione, aggiornerò questa recensione.
La spada e gli artigli di The Blood of Dawnwalker
Essere dei Vesperali, cioè umani di giorno e Vrakhir di notte in quel di Valle Sangora non è certo semplice e i nemici che vorrebbero la nostra testa o anche solo un assaggino di una parte del nostro corpo, di sicuro non mancano: abbiamo soldati, lupi, cinghiali, orsi, zombie, demoni, altri Vrakhiri e tanto altro. E il sistema di combattimendo di The Blood of Dawnwalker, seppur da padroneggiare all’inizio, si è rivelato essere un punto forte della produzione.
Il sistema utilizza ormai lo schema classico di comandi, dorsali e grilletti per tutto ciò che riguarda attacchi, parate e stregonerie e il solito tasto B o O per le schivate. A questo classico schema però dobbiamo aggiungere una piccola meccanica mutuata forse da Kingdom Come Deliverance e cioè, le direzioni. Ogni attacco e ogni parata vanno idealmente direzionate, per riuscire a combattere in maniera efficace. Perchè dico idealmente? Perchè potreste anche non farlo.
Ci sono e sono utili le classiche parate e attacchi omnidirezionali (quelli dove si tiene premuto solo il tasto di parata o si preme a ripetizione l’attacco senza dare direzioni con stick analogico) ma queste comportano una penalità in stamina e rendono i combattimenti molto più tediosi. Quindi il consiglio è comunque quello di imparare a utilizzare il sistema sviluppato da Rebel Wolves perchè è molto più efficiente e devo dire, anche gratificante e emozionante tante volte.
Imparare a combinare la maestria della spada (o degli artigli) integrandolo con stregonerie o abilità vampiriche è un percorso che vale davvero la pena fare per arrivare ai nemici più ostici preparati al meglio e se è vero che all’inizio il gioco può sembrare punitivo, andando avanti le cose si ribaltano precipitosamente. Non abbiate paura di scalare la difficoltà per imparare le meccaniche e poi ritornare a una difficoltà standard.

Struttura e meccaniche
E a proposito di meccaniche, com’è strutturato questo The Blood of Dawnwalker? La struttura in realtà è abbastanza classica con una mappa esplorabile liberamente che è cosparsa di punti di interesse, missioni, segreti, torri da scalare ed edicole che fungono da santuari per il potenziamento di Coen, da gestione deposito e permettono il viaggio rapido. Il potenziamento di Coen si basa sull’aumento di livello (con un cap al livello 50) e su tre alberi di abilità principali:
- Stregoneria: Ramo che potenzia la gestione di consumabili, la raccolta di materiali e che si concentra, ovviamente al potenziamento e ottimizzazione delle abilità magiche.
- Maestro della Spada: Ramo di abilità dedicato a tutte le abilità fisiche, le tecniche e l’ottimizzazione della resistenza ed armature di Coen.
- Vampirico: Ramo che si concentra sulle abilità vampiriche come il potenziamento dei danni con artigli, la guarigione e il consumo di sangue.
I primi due rami di abilità avranno bisogno del ritrovamento di libri specifici per aumentare la conoscenza di Coen e quindi per permetterci di spendere punti (e slot temporali) sui potenziamenti desiderati mentre il terzo ramo, richiede l’aumento della corruzione, per poter sbloccare la possibilità di imparare nuove tecniche. E come aumentiamo la corruzione? Bevendo sangue ovviamente.

La potenza del vampiro
Se Coen di giorno è un fragile umano che deve stare attento a ogni mossa del nemico, di notte la situazione si ribalta. La forma Vrakhir ci fa davvero avvertire la differenza e la potenza della maledizione. Ogni NPC del gioco (e dico ogni) può diventare una preda succulenta e a ogni notte la trasformazione in Vrakhir ci fa trovare sempre, più o meno, a metà salute massima, constringendoci come prima cosa a cercare sempre qualcosa o qualcuno da mangiare.
A ogni goccia di sangue consumata da Coen, la sua corruzione aumenta così come la possibilità di potenziare la forma vampirica. Una particolarità che ho apprezzato è che anche nei dialoghi, se condotti in forma Vrakhir, avremo quasi sempre la possibilità di attaccare il nostro interlocutore cedendo ai morsi della fame ma, attenzione, se doveste ritrovarvi in un dialogo con qualcuno e la vostra salute è critica, Coen non riuscirà a resistere e attaccherà l’NPC per nutrirsi. Qualsiasi esso sia.
Anche le possibilità di movimento cambiano drasticamente, infatti in forma vampirica Coen può trasportarsi a lunghe distanze, può scalare muri andando contro a ogni legge di gravita e scendere picchi aggrappandosi con i suoi artigli altrimenti impossibili da gestire in forma umana. Si può dire che la mappa viene resa davvero disponibile al giocatore nella sua interezza solo quando in The Blood of Dawnwalker fa notte.
Equipaggiamenti e consumabili
Ovviamente non esiste GDR che si rispetti senza la sua dose di equipaggiamento, consumabili e matematica. In The Blood of Dawnwalker i ragazzi di Rebel Wolves hanno mantenuto le cose abbastanza classiche e semplici. L’equipaggiamento viene diviso in rarità, dal grado Comune al grado Leggendario e diviso per i classici colori che fanno capire a colpo d’occhio di che tipo di rarità abbiamo di fronte. Per quanto riguarda le armature ne abbiamo di tre tipi, Leggera, Media e Pesante con potenziamenti dedicati nell’albero delle abilità per poter utilizzare al meglio le ultime due e annullarne gli effetti negativi. Mentre per le armi, purtroppo c’è una nota dolente perchè Coen può utilizzare solo spade (o i suoi artigli di notte) e l’unica cosa che cambia effettivamente tra un’arma e l’altra (a parte gli eventuali effetti passivi e danno) è la sua velocità di attacco: veloce o lenta.
Per quanto riguarda i consumabili, che fungono utili per il classico recupero salute, stamina o altri bonus attivi, si possono assegnare a uno dei quattro slot rapidi disponibili per poterli usare in combattimento. Slot che diventano espandibili in quantità di oggetti massimi utilizzabili tramite il ramo abilità della stregoneria. Nulla di innovativo su questo fronte, anzi il team ha percorso strade sicure.

Un reparto audio di qualità altissima ma… L’ho già sentito
Arrivando alla parte di quello che riguarda tutto il lato audio della produzione, lo studio di The Blood of Dawnwalker si affida a Mikołaj Stroiński per quando riguarda la colonna sonora. Il lavoro musicale di questo titolo è grandioso, con tracce incredibili ma soffre di un grave problema. È tutto già sentito.
Mikołaj Stroiński, per chi non lo sapesse è stato uno dei compositori principali di The Witcher 3 e si è prestato anche per The Blood of Dawnwalker. Tutte le tracce sono composte con una qualità encomiabile ma ricordano troppo quelle delle avventure dello Strigo che tutti amiamo: stessi suoni, stesse voci corali, stesso ritmo.
Tutto sa troppo di già sentito e se da un lato ci si sente anche un pochettino a casa nell’ascoltare certe tracce, dall’altro è un peccato. È un peccato perchè, una nuova IP così interessante e così profonda già dal suo primo capitolo avrebbe meritato di essere riconosciuta anche dalla sua colonna sonora mentre invece così rischia di essere confuso con quello che, di fatto, è il suo cugino grande e ben più famoso.
Sound Design e doppiaggio italiano
Al netto di questo, come ho già riportato, The Blood of Dawnwalker ha una colonna sonora di qualità altissima così come il suo Sound FX e Sound Design. Camminare per una foresta di notte mette la giusta inquietudine, soprattutto indossando un bel paio di cuffie.
Una sopresa è stato il doppiaggio completamente in Italiano, probabilmente per volere di Bandai Namco, che è stato svolto in una maniera encomiabile. Gabriele Donolato (voce di Coen), Gea Riva e tutti i loro colleghi come Claudio Moneta, Gianluca Iacono o Mario Scarabelli hanno svolto un lavoro davvero di spessore, offrendo ai personaggi la giusta enfasi e la giusta caratterizzazione.
Le conclusioni su The Blood of Dawnwalker
Per concludere questa mia recensione su The Blood of Dawnwalker, questo titolo mi ha saputo catturare e ancora mi catturerà. Non ho visto ancora tutto ciò che lo splendido comparto narrativo ha da offrire e questo titolo mi mette genuinamente voglia di riprendere il mio viaggio e scoprire tutti i segreti di Valle Sangora.

Penso che i ragazzi di Rebel Wolves abbiano confezionato uno di quei prodotti destinati a durare nel tempo e probabilmente, questo primo capitolo è già diventato un must have per gli appassionati dei veri giochi di ruolo, di quelli dove le tue scelte hanno un reale peso e di quelli dove i personaggi e i dialoghi sono scritti con una tale qualità e passione che bucano lo schermo.
Spendendo due righe sui personaggi, Coen è un ragazzo con una crescita e una maturazione durante il suo viaggio che, lo porta a vedere cose che nessun umano dovrebbe vedere, veramente tangibile. L’intera corte di Brencis composta dai suoi tre vampiri seguaci è scritta con una cura encomiabile e vale la pena di conosce i retroscena di ogni personaggio presente nell’opera. Brencis poi, penso sia uno dei migliori Villain mai scritti negli ultimi anni videoludici ed è un vero peccato che in realtà, il suo tempo a schermo sia così limitato, come anche per tutti i suoi gregari. Ambrus, Bakir e Xanthe hanno tutti e tre una storia e una caratterizzazione davvero, davvero buona.
I problemi però ci sono e non si possono nascondere, soprattutto a livello tecnico. E per fare una recensione onesta, ne devo tenere conto. La mia valutazione è si soggettiva ma, la parte tecnica va valutata per quello che è e sinceramente, in questo momento, è appena sufficiente. Non ho avuto bug strani o situazioni spacca gioco quindi la solidità del codice esiste, ma l’incertezza a livello prestazionale di tutte le modalità proposte mi ha lasciato tanto con l’amaro in bocca. Perchè pur avendo un comparto grafico molto gradevole, nulla può giustificare delle performance così incostanti. Se non per l’Unreal Engine 5.
Questo però non ha impedito a The Blood of Dawnwalker di entrare a far parte dei miei franchise preferiti in ambito videoludico. Se vi piacciono i giochi di ruolo densi, l’opera prima dei Rebel Wolves farà sicuramente al caso vostro.
The Blood of Dawnwalker Xbox Series XThe Blood of Dawnwalker è un GDR ambizioso e molto riuscito sul piano narrativo, con un’ambientazione forte, scelte che pesano davvero e un sistema giorno/notte che dà identità al gioco. A frenarlo ci sono però problemi tecnici, una certa ripetitività e un comparto prestazionale non sempre all’altezza.
- Narrazione forte e personaggi ben scritti
- Sistema di slot temporali e giorno/notte molto riuscito
- Scelte con conseguenze percepibili
- Atmosfera e worldbuilding notevoli
- Doppiaggio italiano e comparto audio di buon livello
- Problemi tecnici e prestazioni instabili
- Combattimento che può risultare ripetitivo o macchinoso per alcuni
- Alcune attività e strutture di gioco tendono alla ripetizione
- La colonna sonora, pur valida, può sembrare troppo vicina a soluzioni già sentite
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